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I Piloni commemorano la guerra 1915-1918 e la vittoria italiana del 4 novembre. Opera dello scultore e pittore Antonio Maria Morera (Casale Monferrato 1888 – Genova 1964), segnano a imperitura memoria il luogo dove sorgeva un grande arco d’ingresso alla città del 1582, popolarmente detto di San Sebastiano ma dal 1866 intitolato a re Vittorio Emanuele II, distrutto dagli invasori austroungarici nel 1917.
L’idea di due Piloni della Vittoria proprio sulle rovine dell’invasione, fu del cav. Giuseppe del Favero, assessore comunale, e si cercò di fare in fretta.

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Morera, già molto apprezzato a Conegliano, ne presentò un progetto il 4 aprile 1922. Bozzetti in gesso e dettagliati disegni arrivarono in seguito. I dodici quintali di fornitura e limatura di bronzo furono ritirati l’11 ottobre, il contratto fu sottoscritto il 28 dicembre. L’intenzione era di inaugurarli il 24 maggio 1923, ma si arrivò al maggio del 1925, quando, finalmente, furono spediti da Genova i bronzi fusi da Silvestri & Tomatis.
Per accogliere degnamente i Piloni, l’area venne risanata e abbellita. L’inaugurazione avvenne alla presenza del Re Vittorio Emanuele III domenica 8 novembre 1925 con dedica ALL’ESERCITO D’ITALIA.

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I due guerrieri bronzei, alti m 2,40 e dal peso di ben 950 kg, recano incisa sui piedistalli la firma dell’autore. Quello di destra (guardando verso Sacile) sguaina la spada del Diritto e guarda verso Oriente, da dove il nemico venne e da dove fuggì sgominato. Giovane e possente, rappresenta l’esercito e il popolo d’Italia che resistono e vincono. Gli fanno da cornice due lapidi in marmo di Carrara sormontate da festoni di bronzo. Riportano le parti salienti del Proclama del Re del 10 novembre 1917 seguito alla rotta di Caporetto e la riscossa che consentì di liberare il Veneto e l’Italia. Il guerriero di sinistra simboleggia la nazione che ringuaina la spada vittoriosa e risparmia i vinti. Si è tolto l’elmo e pensa sereno a un avvenire di pace laboriosa, ma resta saldo a vigilare, sicuro della propria forza. Lo accompagnano le lapidi che commemorano l’arco distrutto nel 1917 e le parti salienti del Proclama della Vittoria del 4 novembre 1918. Le luci dei tripodi in bronzo, firmati dall’autore, posti alla sommità, rappresentano il Sacro Fuoco dell’Ideale che anima le gesta degli eroi e dei popoli. Quattro fontanelle ora chiuse, due per Pilone, alludevano ai fiumi sacri alla Patria.

A cura del Prof. Antonio Soligon

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